astenersi perditempo


 

Sondaggino
Vi concedereste sessualmente a Kaplan per cinque euri e una busta di Fonzies?

Sì, subito.
Sì, ma per sei euri.
Sì, ma voglio i Puff.
Sì, col cazzo.
Ci devo pensare.
Scusa, ma sto attraversando un periodo difficile.
No, mai.
No, nemmeno per sei euri.
No, sono a dieta.
Muori.


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venerdì, 20 novembre 2009

La vita è fatta a scale
C'è chi casca e se fa male.

(Gianluca, pub Wave, Fonte Meravigliosa, novembre 2009)

Com'è vero che mi chiamo kaplan | si è anche fatta una certa: 15:27 | commenti (6)


lunedì, 09 novembre 2009


Com'è vero che mi chiamo kaplan | si è anche fatta una certa: 20:46 | commenti (20)


giovedì, 29 ottobre 2009

Certo a questo punto toccherebbe dire due paroline su Marrazzo, i travestiti, via Gradoli, Moro, Brendona e Natalì.
Ma siccome ci siamo sinceramente stracacati il cazzo di tutto questo schifo ecco a voi del sano e innocuo cazzeggio.

Imita Califano con Kaplan
Lezione n.1

Pasquale l’infermiere

(2 giri di base)
Bo sè ribasta ncinta e te presenti a casa bia peregolà li conti
Cobe si sulla panza avessi scritto che chi ha corpito è stato irsottoscritto
Duddego che cottè feci l’abore npiedi ncinquescento nascenzore
Ballora laboravi allospedale e annavalletto pure cò pasquale
Pasquale, l’inferbiere, macapito
Quello che je mancaba mezzodito
E che volevafatte lignezzioni
Soltanto pè lebatte li carzoni
Si fossi certo desse rpadre vero
Sarei pure contento teoggiuro
Baaocchi chiusi rischio bedeommale
De riconosce nfijo depasquale
E bettila primar moddo stacreatura
Sibbesobiglierà
Poistassicura
Te sposo, je do rnobe, e ccasa bia
Ba sissomijallui soccacchisua
Der caso abesse tutto er biso tuo
Po’ esse de pasquale oppure bio
E allora pè do ffà scoppia rcasino
Lo dobrai cresce tè storegazzino
A bodo bio io jestarò bicino
Jepotrò bette nbanca npodegrado
Crescesse cor carattere koio
Fossemprattempo a dije: fijo mio
Ba si sbettesse ngiorno de studiare
E decidesse da fa l’inferbiere
Je dobrò dì der modo più leale
Sei nfijodenabignotta
E de Pasquale.

Com'è vero che mi chiamo kaplan | si è anche fatta una certa: 19:09 | commenti (14)


venerdì, 23 ottobre 2009

Tema: parla del tuo paese

Il mio paese si chiama Litalia.
Litalia è un paese che a me mi piace Litalia perché tutti parlano Litaliano altrimenti io non capivo niente. Nel Litalia una volta ci stavano solo i Taliani e si capivano tutti. Ora invece ci sono i negri marrucchini e i cinesi e non si capisce più niente. Sono venuti tutti qua nel Litalia perché erano poveri e qua sono poveri pure però di meno. Qualche volta si comprano pure la macchina.
Nel Litalia abbiamo tante cose storiche antichissime celo ha detto la maestra. Tranne che i Egiziani che stavano nel Legitto dentro ai Piramidoni, tutti gli altri antichi del mondo stavano nel Litalia, i Gregi, Le Truschi, i Normandi, i Vichinghi, gli Uni, i antichi Romani e anche i Celti(ci) che non erano Ibbarbari attenzione.
Nel Litalia famosi c’è stato Leonardo Davingi, Giulio Cesare, Domenico Modugno, Camillo (penzo) conte di Cavur.
Ora famosissimo nel Litalia c’è Perluscone, che è il capo di tutta Litalia e importante per Lamerica, Larussia e La Rabbiasaudita. Perluscone è il mio personaggio storico preferito perché è simpatico racconta le barzellette e fa ridere tutti. Perluscone è ricchissimo, Perluscone si può comprare quello che vuole anche due tre Pleistesci per fare giocare i figli e pure lui può giocare se vuole.
Mio papà dice che Perluscone mannaggia a lui ci arrovinato e ora viviamo nel Cazzo Integrato e siamo poveri come i negri marrucchini. Io non penzo che è stato Perluscone a fare che siamo diventati poveri, perché lui è ricco e che ce ne fotte di noi che siamo poveri. Però ci poteva prestare cento euri quello sì almeno mi mettevo lapparecchio. Io penzo che siamo diventati poveri perché zia Assunta quella di Sezze ci hafatto il malocchio, però la mamma non vuole che lo dico.
Nel Litalia di ognigiorno adesso c’è pure la Lomofobbia, che è quando i maschi fanno le cose sporche con il culo e nemmeno si lavano dopo. Mio fratello Giuseppe che è frogio dice che lui il culo se lo lava però l’altro giorno lo hanno preso lo stesso a calci a scuola. Le femmine non ce l’anno la Lomofobbia perché si lavano più dei maschi.
Io vorrei che mio nonno era Perluscone così mi regalava le Pleistesci e mi raccontava le barzellette invece mio nonno Tommaso quello vero fa solo le scorregge e dice mannaggia a Perluscone mannaggia a dio e scorreggia.
Litalia è il mio paese Natale ma mio papà dice altro che regali questanno miracolo che ci mangiamo un piatto di pasta, però io non ho capito che centra.

Com'è vero che mi chiamo kaplan | si è anche fatta una certa: 14:03 | commenti (13)


lunedì, 19 ottobre 2009

Com'è vero che mi chiamo kaplan | si è anche fatta una certa: 14:52 | commenti (7)


mercoledì, 07 ottobre 2009

Guardate i giornali di oggi. Guardate le prime pagine.
Come ben sapete oggi bisogna in qualche modo dar conto del fatto che il nostro benemerito premier Silvio Berluconi pur di non farsi togliere l’immunità è disposto a rimanere solo e mettere tutto lo Stato in una situazione da dittatura argentina.
Questa, datemi del comunista, è LA notizia. È il campanello d’allarme che qualcosa sta andando veramente storto.
Ebbene oggi la maggior parte delle prime pagine dei giornali riservano alla cosa un taglio lievemente inferiore al notizione di prima pagina, con tanto di foto gigante: Topo Gigio è il nuovo testimonial della campagna contro l’influenza A.
Porco dio Topo Gigio.
Così ho pensato che se fossi stato, che so, norvegese, e oggi avessi dato una scorsa a qualcuno di questi giornali senza capirne il significato, avrei pensato che in Italia era un momento molto importante perché era arrivato Topo Gigio a salvare tutti dall’influenza A.

Com'è vero che mi chiamo kaplan | si è anche fatta una certa: 02:47 | commenti (8)


lunedì, 28 settembre 2009

Google News

Mangiare piante e fiori allunga la vita e fa stare meglio. Lo ha dichiarato un botanico di fama mondiale, tale Libereso Guglielmi (Libereso? Ma che cazzo di nome è Libereso?). Questo vecchietto - ha 84 anni - era amico di un altro botanico, Mario Calvino, padre di Italo. Nell’articolo dice che ha ispirato la trama de “Il Barone Rampante”. Mah. Comunque questo tizio ha detto che le piante contengono una quantità di sostanze che fanno bene alla salute e ce ne sono di commestibili che noi nemmeno lo sappiamo. "Il glicine, l'acacia e il sambuco sono perfetti fritti o nell'insalata. Il tulipano è ottimo se imbottito con del formaggio morbido e lo stesso vale per l'ibisco. L'ortica invece può essere molto utile per stimolare la diuresi". Stasera mi faccio un tulipano col galbanino, va.
Intanto Tremonti dichiara: “La crisi sta passando ma non si apre un’età dell’oro”. Grazie al cazzo, direte voi. E invece questo Tremonti secondo me va guardato con occhi diversi. Non dico che non sia parte integrante di quella banda di bucanieri che si sono presi l’Italia, ma se ci fate caso è l’unico che si lascia scappare delle verità di tanto in tanto. Apposta. Fa una dichiarazione standard e a un certo punto gli scappano due tre cosette sul signoraggio, sui banchieri, sulla Setta degli Illuminati che comanda il mondo. E in ogni caso è sempre in leggera controtendenza con l’ottimismo di default del regime, E’ strano, lo devo ancora inquadrare.
Teheran intanto conferma che ha concluso con successo alcuni test missilistici con cui traccheggiava da tempo. Ora dico io, è evidente che se sentono la necessità di dichiararlo è probabile che abbiano invece fatto scoppiare quattro raudi in un cortile. Se c’è una cosa che la Mafia insegna è che il potere, quello vero, non si dichiara mai. Si usa quando è il caso. La tv di stato ci ha tenuto anche a precisare che i missili sono a medio raggio, “in grado di colpire Israele e alcuni paesi dell'Europa del sudest”. Si, bum.
In tutto questo le donne, giovani e vecchie, stringono i denti a vanno avanti. Brigitte Bardot compie 75 anni e Valeria Valente finalmente, dopo essere stata scartata a X-Factor, ha superato i provini di Amici di Maria DeFilippi. Resta solo da chiarire chi cazzo sia Valeria Valente, poi apposto.
Gli uomini invece non ne fanno una giusta. Roman Polanski è stato arrestato sabato a Zurigo con un mandato di cattura emesso dagli Stati Uniti per aver avuto rapporti sessuali con una tredicenne. Era già successo nel ’77. Quella volta lì l’accusa era di aver anche drogato e fatto bere la ragazzina. La quale ragazzina, che ora è una donna fatta e finita e bontà sua vive alle Hawaii, dichiara che Polanski non deve finire in carcere. Si vede che le è rimasto un buon ricordo, che ve devo dì.
Comunque la scienza si batte per noi, in particolare per far stare più traquille le tredicenni che hanno a che fare con Roman Polanski. Hanno sperimentato un vaccino per l’AIDS che riduce il rischio di contrarre l’HIV del 31%. Non è molto ma è già qualcosa. Cioè alla fine se lei ne igoia a occhio un quinto il rischio dovrebbe essere bassissimo.
E poi ci sono gli impavidi scienziati giapponesi che buttano sangue per allargare le nostre frontiere della conoscenza. Da uno studio della Doshisha University, diretto dal dottor Hitomi Saito, emerge che essere pessimisti aiuta a dimagrire.
In questo momento mi sto guardando la pancia. Bè, cazzo, non è vero.

Com'è vero che mi chiamo kaplan | si è anche fatta una certa: 18:35 | commenti (4)


lunedì, 21 settembre 2009

Che uno dice, hai il blog, scrivici sopra.
Ma se di raccontare i cazzi miei non ho voglia, se ormai la situazione politica è andata talmente oltre il disgusto che non ha più senso prendersela, se su Google News ci sono solo notiziucole da quattro soldi, se da Morelli non ci vado più, se spiegare il mondo alla fine ti rendi conto che è fatica sprecata e non c'è più niente da ridere e soprattutto SE DA CINQUE GIORNI NON MI MUORE PIU' NESSUNO, che cazzo ci scrivo, sul blog, dico io.

Com'è vero che mi chiamo kaplan | si è anche fatta una certa: 12:57 | commenti (4)


mercoledì, 16 settembre 2009

Kaplan presenta

A Ercolino è dipiaciuto un sacco





                       IN LOVING MEMORY AGAIN

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domenica, 13 settembre 2009




IN LOVING MEMORY

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sabato, 12 settembre 2009


- Il congiuntivo del verbo mangiare.
- IO-MANGIO-LE-PERSONE


La mia estate è finita bene, almeno.


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lunedì, 07 settembre 2009

Si dice che la gente cambi. Col tempo. Si dice che le persone crescono. Cioè in realtà si dicono un sacco di altre fregnacce. Tutte vere, però. Si dice la gente non cambia mai, che il tempo ti peggiora, che la vita ti cambia.
In realtà succede che si evolve. Però attenzione ad associare automaticamernte alla parola evoluzione quell'altra, che non c'entra niente, miglioramento. Infatti evoluzione non è la parola adatta a descrivere il procedimento. La parola giusta l'aveva trovata Jung ottant'anni fa, ed è individuazione. Cioè ciascuno tende a diventare ogni giorno un po' più sé stesso. Il che esclude ogni idea di perfezione oggettiva, ma introduce l'idea di perpetua perfettibilità soggettiva. Il che significa anche che se sei una testa di cazzo col tempo diventerai un perfetto testa di cazzo.
Forte di quest'ultima affermazione posso dichiarare che sono in fase di cambiamento. Di evoluzione. Di individuazione. Però solo in un'area stranissima della mia vita.
Io ero uno che un sacco di bestie gli facevano schifo. Rettili, insetti, molluschi, tutti gli animali non mammiferi mi hanno sempre fatto un certo schifo. Tipo che se entrava un falena gigante in casa magari non gridavo come una femmina però scappare scappavo eccome.
Ora non so com'è ma sono nella fase che ho denominato la fase Fai amicizia con animali improbabili e schifosi. Tutto è cominciato sul Mekong con il serpente Gualtiero, dal quale mi facevo dare i bacini sulla faccia. Qualche giorno fa ho cominciato a prendere in mano le meduse. Ieri ho preso uno scarafaggio per una zampa e lo dondolavo in faccia a qualcuno (non ricordo bene chi, ero ubriaco). Non mi fanno più schifo, così, all'improvviso. La cosa tutto sommato ha dell'incredibile.
E niente, era per dire che uno magari evolve, però spesso su delle cazzate atomiche.

(questo è un post per gl affezionati lettori del blog, che lo capiranno. Estemporanei anonimi avventori se vogliono possono richiedere una versione semplificata via posta celere)

Com'è vero che mi chiamo kaplan | si è anche fatta una certa: 05:35 | commenti (3)


domenica, 30 agosto 2009

Tantalo sul Monte Morbido
(favola ubriacona con finta morale)

Fu così che Tantalo, dopo aver lungamente retto il peso del mondo, viaggiando viaggiando si ritrovò sul Monte Morbido.
Lì le pecore erano colorate, la gente parlava strano, le spighe si piegavano all'unisono e alle volte si sentiva il vento soffiare in mi maggiore.
Tantalo un piede dopo l'altro salì sul Monte Morbido e quando guardò giù, mentre una tigre di argilla gli leccava la mano, pensò che forse il mondo si può anche tenere su dall'alto, che magari è anche più semplce che starci sotto e lavorare di deltoidi, in realtà non lo sapeva bene, Tantalo, però almeno per un attimo pensò che fosse possibile.
Poi si perse dietro un coniglio che planava su uno stagno e dimenticò tutto.

p.s.: Lo so che era Atlante quello del mondo, ma tant'è non me ne frega un cazzo.

p.p.s.:ho le caccole, il raffreddore è ufficialmente finito.


Questa favola è stata gentilmente offerta dalla Spaturzo & figli carrozzerie dal 1918.

Com'è vero che mi chiamo kaplan | si è anche fatta una certa: 08:53 | commenti (10)


sabato, 22 agosto 2009

Eh, in fondo sono anche tornato.
Che dopo un mese di viaggio torni da un sacco di posti diversi.
Torni dalla Cambogia, ma anche dal Laos e dal Vietnam, che non è per niente la stessa cosa. E poi torni da Bangkok dove sei stato solo un giorno e perfino da Dubai dove hai fatto solo scalo con l’aereo.
Torni e ti accorgi che tornare è solo una convenzione che dà per scontato il fatto di appartenere a un luogo, a delle persone, a certe abitudini. E invece non è affatto così.
Perché quella mattina che con quaranta gradi ho mangiato il phò a colazione praticamente seduto in mezzo alla strada, mentre rovistavo con il cucchiaio in quella brodaglia odorosa e bollente pescando a caso pezzi di pesce, verdure e dio sa cos’altro; mentre in piena foresta di Angkor circondato dai templi ci siamo messi a distribuire vivident a dieci bambine che ci avevano accerchiato per venderci il vendibile; mentre bevevamo birra e ci facevamo le canne sul barcone che ci faceva attraversare la frontiera Cambogia-Vietnam; quando ci siamo resi conto che bastava desiderare qualcosa per ottenerla in non più di quaranta secondi; quando per due volte ho dovuto salvare l’australiana Lily, ubriaca come una merda e drogata di chissà cosa, che stava annegando tra le rapide del fiume facendo tubbing a Vang Vieng; mentre una vietnamita ci ha fatto ubricare di happy water nel mezzo delle montagne di Sapa; quando scorrazzando in motorino intorno ad Hoi an abbiamo scoperto quel villaggio vicino al mare, un ritaglio di Vietnam non corrotto che finiva in una piccola baia di pescherecci con la bandiera rossa , la stella gialla e il cielo più asiatico che mai; mentre mi facevo prendere le misure per una giacca di pelle di bufalo che mi avrebbero costruito addosso in meno di un pomeriggio; mentre mangiavo serpente in un ristorantino a Can Tho e meditavo se prendere il topo che pure era in menù; mentre sul delta del Mekong giocavo con Gualtiero, un serpente di fiume il cui cugino avevo mangiato la sera prima, una bestiola pulita, simpatica, verde, che mi strisciava sul braccio e sul collo e mi dava i bacini sul mento; quando a Saigon sono stato sfidato a morra da bambino Qu-ij, ho perso e ho dovuto comprargli i cotton fioc e un tagliaunghie; quando al Jadee’s bar, fumato d’oppio e vestito da coloniale, ho evitato che quella tizia ubriachissima si cappottasse di sotto prendendola al volo per la ciccia; quando a PatPong, quartiere rosso di Bangkok, ci siamo ritrovati in quel locale dove alcune donne bruttine e annoiate facevano dei numeri con la figa, tra cui stappare una bottiglia, fumarci una sigaretta, tirare fuori una ghirlanda di fiori finti e sparare palline da ping pong e coni di carta che bucavano palloncini a tre metri di distanza;o semplicemente tutte le volte che ci spostavamo in treno, in autobus, in tuk tuk, in barca o in motorino, lasciando un posto per un altro, macinando strada, sparati nelle cose senza alcuna pretesa, ecco allora non c’era nessuna casa, nessuna abitudine e nessuna persona da cui tornare, era tutto semplicemente lì insieme a te, tutto quello di cui avevi bisogno.
E poi via, invece si torna, per forza.

Com'è vero che mi chiamo kaplan | si è anche fatta una certa: 16:04 | commenti (23)


sabato, 18 luglio 2009

Ta ta tatta tà ta ta tatta
tà ta ta tatta tà ta ta tatta
tà ta ta tatta tà ta ta tatta
tà ta ta tatta tà ta ta tatta


Domani vado in Vietnam
e sparo ai vietcoooooooooooooooooooooooong


Ta ta tatta tà ta ta tatta
tà ta ta tatta tà ta ta tatta
tà ta ta tatta tà ta ta tatta
tà ta ta tatta tà ta ta tatta...
(ad libitum)


Com'è vero che mi chiamo kaplan | si è anche fatta una certa: 14:21 | commenti (3)


sabato, 27 giugno 2009

- Buonasera.
- Buonasera.
- Cognome?
- Jackson.
- Nome?
- Michael Joseph.
- Età?
- Cinquanta.
- Razza?
- …
- Razza?
- Ma che, scusi, non si vede?
- No, così a occhio direi “rettile”, ma non è contemplato. Cos’è, vietnamita?
- No, afroamericano.
- Afroam… COSA?
- E’ una lunga storia, scriva afroamericano, si fidi.
- Mah. Causa del decesso?
- Non saprei.
- Si è addormentato e non si è più svegliato?
- No.
- Ha sentito un dolore forte al petto?
- No.
- Era in mezzo a un’autostrada e poi non si ricorda più niente?
- No, ero in bagno e a un certo punto nello specchio ho visto Liz Taylor.
- Liz Taylor?
- Sì, truccata come Cleopatra. Mi diceva “vieni Michael, vieni”. Eravamo molto amici, sa? (piange)
- Lei e questa Liz Taylor?
- Ma come questa Liz Taylor? Ha capito di chi sto parlando?
- No, qua ne arrivano a milioni ogni giorno da milioni di anni, non mi posso ricordare di tutti.
- Ma Liz era la più grande…
- Senta, tagliamo corto. “Causa del decesso sconosciuta”. Tanto queste sono tutte cartacce. Dunque, lavoro?
- Lavoro?
- Che lavoro faceva prima di, ehm, assurgere?
- Ma come, non ha capito chi sono? Io ho fatto sognare milioni di persone con le mie canzoni.
- Le ho già detto che qua c’è sempre una gran confusione. Quindi sotto professione ci metto “cantautore”?
- Mi pare un po’ riduttivo.
- Ci sono pure “menestrello”, “giullare” e “aedo”. Non ci aggiornano le schede dal ’65, sa? Io gliel’ho detto un milione di volte. Dove li mettiamo tutti i web developer suicidi? È un gran casino, sa, un enorme casino, ma tanto a loro che gliene frega, stanno seduti sui loro scranni di platino, sanno tutto, giudicano a destra e a manca e noi qui a fare il lavoro dei poveracci. Certo, in questi tempi di precariato uno dovrebbe solo ringr…
- Scusi?
- Sì?
- Non si può mettere “Re del Pop”?
- E dove sarebbe questo Pop?
- Non è un posto, non sono un vero re, è un modo di dire. Per dire che ero un grande cantante.
- Mi pare un po’ esagerato. Però una volta uno ha preteso che ci scrivessi “Re della cotoletta”, per cui ok, R-e d-e-l P-o-k.
- Pop.
- Pop.
- Ok. Precedenti?
- In che senso, scusi?
- Roba grossa, omicidi, stupri, genocidi, cose così. Vede, qui compiliamo solo una scheda di massima per snellire il lavoro ai piani alti. Le conviene dire la verità adesso, tanto prima o poi passa dal Principale e lui semplicemente lo sa. Così facciamo prima.
- …
- Signor Jackfield?
- Jackson.
- Signor Jackson, le ho chiesto, precedenti?
- …
- Guardi che lo dico per lei, tanto prima o poi la sgamano, così si sveltisce solo la pratica. E su, era un grande cantante, cosa avrà mai fatto di così grave?
- …
- Senta, glielo chiedo un’ultima volta, poi scrivo “Reticente”. Sa cosa significa?
- Che non voglio rispondere, immagino.
- Sa cosa significa qui?
- Cosa significa?
- Che la sbattiamo nel Limbo finché il Capo non è abbastanza libero per darle un’occhiata di persona. E il Capo è molto occupato, capisce quello che intendo? Nel Limbo ci sono ancora uomini delle caverne che aspettano, signor Jason. E milioni di bambini non battezzati che fanno un baccano d’inferno, le assicuro.
- BAMBINI?
- Pieno zeppo. Un vero tormento. Fossi in lei parlerei e la farei finita qui.
- BAMBINI?
- Sì, gliel’ho detto, cos’è sordo? Ehi, signor Jameson, si sente bene? Trema tutto.
- Reticente.
- Cosa?
- Scriva, RE-TI-CEN-TE. Si muova, non perdiamo tempo.
- Ma, signor…
- SCRIVA, PERDIO, FACCIA IL SUO DANNATO LAVORO E SCRIVA!
- Ok. “Reticente”. È una stupidaggine, io glielo dico, ma contento lei… ehi, dove cazzo va?
- Billy Jean, is not my lover…
- Signor Jumbo torni qui immediatamente!
- …she’s just a girl…
- Ma che modo è di camminare all’indietro come gli indemoniati, fa senso! Torni qui!
- …who claims that I am the one…
- Si fermi! Il Limbo non è da quella…
- …but the kid is not my son…







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domenica, 14 giugno 2009

Ultim'ora da Google News.
Gheddafi si è tolto dal cazzo, finalmente. Ha smontato la sua tendina da Villa Pamphili e se ne è andato. Quando ero piccolo Gheddafi era cattivo. Mia madre è nata a Tripoli nel '47. E' profuga e non può tornare nella città dove è nata. Che dicono fosse bellissima, quando ci abitavano i miei nonni. Ora sembra il Quarticciolo bombardato. Però Gheddafi viene qui, si fa montare la tenda a Villa Pamphili, parla all'università e fa un po' il cazzo che vuole e noi dobbiamo essere contenti perché ora è amico nostro. Mah. Se volevo un amico così mi prendevo Michael Jackson originale, a sto punto.
Intanto Berlusconi, parlando al congresso dei giovani industriali, cioè quei venticinquenni che - a differenza di noi - hanno già capito che per vivere da ricchi è necessario e auspicabile spolpare l'anima a qualcun altro, dice che nessuno ha paura di morire di fame. Che poi sarebbe una chiosa sottintesa a quella gran cagata della crisi percepita, della paura di spendere soldi. Chissà se invece di parlare al congresso dei giovani industriali fosse andato a Padova a seguire la processione del patrono. Gli ex-voto a S.Antonio sempre più riguardano suppliche di chi sta perdendo tutto, è sommerso dai debiti, rischia di perdere il posto. Certo si sarebbe beccato le lamentele degli addetti al merchandising sacro, che non hanno guadagnato un euro. L'afflusso di pellegrini non è in calo, ma ora sono veri supplici, che non possono nemmeno più permettersi l'offerta alla chiesa o una candela da due euro. Arrivano, pregano il santo, si portano i panini da casa e tornano sperando che lassù qualcuno li ami. Nessuno ha paura di morire di fame. Sì, come no, figlio di puttana.
Ma non tutto è dolore e disperazione. I giocosi gay oggi hanno manifestato a Roma, sprizzando orgoglio da tutti i pori. Erano colorati, irridenti e allegri. Eppure tecnicamente sono quelli che lo prendono in culo più di tutti. C'è sempre da sorprendersi, nella vita.
E come al solito chiudiamo con l'angolo della scienza. Un'equipe di ricercatori giapponesi dell'Università di Medicina e Odontoiatria di Tokyo e Kanazawa hanno dimostrato scientificamente che lo stress fa diventare i capelli bianchi. Cioè, questo lo sapeva pure mio nonno che aveva la terza elementare, però loro hanno fatto tutta una bella ricerca giapponese e hanno visto che lo stress negli animali riduce il numero di melanociti e quindi i capelli diventano bianchi. Bravi. Roba da essere quasi contenti che in Italia ricerca se ne fa un cazzo.
E comunque, tirando due somme a occhio, io comincerei a fare la scorta di tinta.


                          

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giovedì, 14 maggio 2009

Le stranianti cartoline di Kaplan



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martedì, 05 maggio 2009

- Ehi.
- Eh.
- Oh.
- ‘zzo vuoi.
- Parlo con te.
- Vorrei vedere, ci sono solo io. Che c’è?
- Niente.
- Allora che rompi il cazzo.
- E’ che non ce la faccio a vederti così.
- Abituati, fai prima.
- Dì, ma ti ricordi?
- Cosa?
- Com’era? Com’eri?
- CoCOmeri?
- Sì, fai il cretino, fai.
- Dire la prima cosa che ti passa per la testa, che abbia senso o meno, Sti cazzi. Che altro c’è rimasto da fare?
- Dì, ma ti ricordi o no?
- Vagamente. E’ passato troppo tempo.
- E dove sei andato a finire?
- In un buco. Nero. Nell’iperspazio. Mi sono ritirato. Non lo so.
- Hai RINUNCIATO!
- Volevo vedere te al posto mio.
- Guarda che io SONO te.
- No, tu sei una parte scissa.
- Sì, ma sono sempre te.
- Non puoi capire.Ci sono troppi vantaggi ad essere una parte scissa.
- Vantaggi?
- Tu non soffri. Non ti stanchi. Non vai nel panico. Non perdi le speranze. Tu ti scopavi dodici brasiliane su una spiaggia chissà dove mentre io piangevo all’ospedale.
- Vuoi farmene una colpa?
- No, ma almeno non rompere i coglioni. Fai la parte scissa e stai zitto.
- Però sono quello che ti fa ragionare. Mi devi la vita. Una cinquantina di volte, almeno.
- Le hai contate?
- No, faccio a occhio. Allora?
- Allora che?
- Allora, dove sei andato a finire?
- Boh, non lo so e non lo voglio sapere. Comincio a pensare di non esserci mai stato davvero.
- Io lo so dove sei.
- Ah, si? E dove?
- Qui.
- Non mi pare. Mi sembra solo di stare intavolando una discussione del cazzo con una mia parte scissa. Il che non è esattamente sinonimo di “esserci”, converrai.
- Dipende.
- Da che dipende?
(a due voci)
- DA CHE PUNTO GUARDI IL MONDO TUTTO DIPENDE
- Fossimo veramente due potremmo andare a suonare nei pub. E comunque anche tu, quanto a cretinaggine…
- Sono pur sempre una tua parte scissa. Ma torniamo al punto. Tu sei qui.
- No, non ci sono. Non mi riconosco più. Nemmeno allo specchio.
- Io si.
- Tu ti riconosci? Davvero?
- Si.
- Beato te.
- Non ti viene un sospetto?
- Aspetta.
- Eh?
- Non dirlo.
- Eh eh.
- No. Ti prego, no.
- E invece mi sa proprio di si.
- Mi stai dicendo che sono io la parte scissa?
- Credo di si.
- Non può essere.
- Perché no? Ci sono più cose in cielo e in terra…
- E’ una questione di percentuali. A occhio, io sono il 98%, tu il due, anche meno. Non posso essere io la parte scissa. Sarebbe come scambiare una torta con la sua fetta.
- E se fosse un bersaglio invece di una torta?
- Cosa?
- Se prendi un bersaglio e gli tagli via il centro quello che resta cos’è?
- Un bersaglio col buco. Ma pur sempre un bersaglio.
- Che ha perso la sua parte più importante, il centro del bersaglio, cioè il bersaglio stesso.
- Filosoficamente ineccepibile. Sotto tutti gli altri punti di vista, una stronzata totale.
- E allora perché io allo specchio mi riconosco?
- Perché tu sei pazzo. E’ già tanto che non ti riconosci guardando Elliot il drago invisibile.
- E’ proprio questo il punto. Se ben ricordi TU eri pazzo. TU pensavi di aver venduto per sbaglio l’anima a un favarese. TU aspettavi gli alieni. TU hai creduto di essere, nell’ordine, il Buddha, la reincarnazione di Oscar Shindler, un vampiro, un mutante e infine Gesù. TU eri convinto di avere un pezzo di cervello in più dietro la testa. TU eri allegro. TU eri felice.
- Allora evidentemente sono guarito da tutte queste cose.
- Io sono ancora così.
- Sei felice?
- A modo mio. Immagino cose felici. Certo col tempo diventa sempre più difficile. E io sempre più pazzo. Ma non mollo.
- Cioè, ricapitoliamo: mi stai dicendo che io sono la parte scissa e che tu sei il vero me. Il due percento. Il centro del bersaglio. E che sei pazzo. E vivi in un mondo immaginario dove riesci ancora ad essere un po’ felice. E’ corretto?
- Si.
- Ma vaffanculo.
- Come sarebbe?
- Sarebbe che vaffanculo. Proprio. Vaffanculo.
- Ma perché?
- Uno perché a occhio e croce è una stronzata. Due perché se è vero è ancora peggio. Un casino inestricabile, irrisolvibile. Vaffanculo.
- Vuoi restare un bersaglio col buco per sempre?
- Io SONO un bersaglio col buco. Sono uscito male. E il fatto che stia qui a discutere con te lo dimostra appieno.
- Tu sei un cretino.
- Vero.
- Un inetto.
- Vero.
- Un senza palle.
- Verissimo.
- Un perdente.
- Stravero.
- Sei grasso e calvo.
- Vero.
- E impotente.
- Esatto.
- Io invece sono il Buddha, posso salvare il mondo e prima o poi riuscirò a volare.
- Bravo idiota, continua a crederci.
- Ma non capisci?
- No.
- Io posso farlo per davvero.
- Tu puoi IMMAGINARLO.
- Appunto.
- Ah, ecco qua, ci siamo arrivati.
- Dove?
- Dove volevi portarmi. Tu saresti la mia CREATIVITA’, non è così? Oddio che squallore, non posso crederci.
- Bè, sì, anche. Io ti facevo inventare le storie. Ti facevo scrivere. Io ho creato tutte le migliaia di fesserie che ti sono passate per la testa. Io ti facevo DIVERTIRE. Te e tutti gli altri.
- Si, e io ero quello che correva per ospedali, che faceva traslochi e che piangeva di notte scolandosi l’amaro Braulio. Chi è più vero dei due?
- L'amaro BRAULIO?
- Chi è più vero?
- Che cazzo è l'amaro BRAULIO?
- CHI E' PIU' VERO?
- E chi più felice?
- La felicità è un bugia, quindi quello scisso sei tu.
- Io sono la parte migliore di te. E mi hai appena mandato affanculo.
- Sono anni che ti ho mandato affanculo.
- Non mi è sembrata una grande idea.
- Non avevo scelta.
- Quindi?
- Quindi che?
- Quindi rimaniamo così?
- Vedi alternative? Vedi uno switch, lì dentro, che possa far diventare te il monitor principale e io quello secondario?
- Ehm, aspè, fammi guardare… dunque, levetta per gli scatti di nervi…quella per fartelo venire duro…no, non mi pare, non c’è.
- Ecco. Ora per piacere ti levi dal cazzo? Non hai qualcosa da fare?
- Ah, sì, bè, ci sarebbe uno sciamano sul Machu Picchu che mi aspetta da duecento anni per darmi un talismano che mi conferirà poteri straordinari.
- Appunto, vai và.
- Allora io andrei.
- Sì. Ciao.
- Serve niente?
- No. Vai.
- Sì, ok, vado.
- E…
- Cosa?
- Divertiti. Pure per me.
- Contaci.
- Cià.

Com'è vero che mi chiamo kaplan | si è anche fatta una certa: 12:08 | commenti (11)


lunedì, 16 marzo 2009

Questo blog è morto e neanch'io mi sento tanto bene.

Com'è vero che mi chiamo kaplan | si è anche fatta una certa: 16:31 | commenti (32)


giovedì, 05 marzo 2009

Più passa il tempo più mi convinco di essere un individuo patetico.

Com'è vero che mi chiamo kaplan | si è anche fatta una certa: 02:43 | commenti (7)


venerdì, 20 febbraio 2009

Fa freddo sti giorni.
Ieri a Roma c'erano due gradi.
Uno a Monte Mario e l'altro alla Garbatella.

Com'è vero che mi chiamo kaplan | si è anche fatta una certa: 16:20 | commenti (14)


giovedì, 12 febbraio 2009

Ok, per adesso va di moda dire la propria su Eluana Englaro, la povera Eluana che da 17 anni si pisciava sotto, aveva sondini in ogni buco immaginabile, il cervello in pappa e le orecchie marce (sì, le orecchie, andatevi a vedere Wikipedia). Ma davvero c'è un dibattito in corso? Dovevano farla fuori il giorno stesso che si è capito che non si sarebbe mai più risvegliata, punto e basta. Il resto sono  un cumulo di stronzate di cui la gente ama rimpirsi la bocca. Come discutere se le bucce di banana vanno buttate o conservate per sempre.
Anzi, ora dirò una cosa tremenda. Pronti, via.
Nel 1859, centocinquant'anni fa giusti giusti, Charles Darwin, di cui proprio oggi ricorre il bicentenario della nascita - quante belle combinazioni - enunciava, nel libro L'origine della specie, il principio della Selezione Naturale. Non se l'era inventato lui, lo aveva osservato. Come Newton quando gli cadde sulla cucuzza la famosa mela, Darwin all'improvviso capì una delle innumerevoli Leggi della Natura.
Le Leggi della Natura sono tantissime. Una di queste dice che se fai cadere uno stronzo da una finestra esso precipiterà con accelerazione di 9,8 m/s/s (secondo quadrato). Tutti i benpensanti del mondo potranno martellarsi i coglioni per anni e lo stronzo invariabilmente cadrà con accelerazione di 9,8m/s/s. Un'altra legge dice che se un pastore si ingroppa una pecora non nasce un pecoruomo. Un'altra che le tette col tempo calano e se ci metti il silicone dentro calano lo stesso ma con meno dignità. Un'altra ancora è la costante del Pi Greco. Un'altra la Sezione Aurea. Un'altra la Danza dele Api. Insomma esistono delle leggi immanenti che sono così e basta, sono le regole alla base del funzionamento di tutto. Sono prima e dietro tutto, sono più del concetto stesso di Dio. Anzi, forse Dio è proprio l'insieme di queste regole immanenti, forse Dio è solo un grosso manuale.
Una di queste leggi si chiama Selezione Naturale. Dice più o meno che gli organismi tendono ad adattarsi all'ambiente in cui vivono, sviluppando caratteristiche che li fanno sopravvivere meglio e trasmettendole ai figli. Chi non sviluppa queste caratteristiche soccombe, o fa meno figli e comunque col tempo fatalmente si estingue. Sembra una regola cattiva, ma c'è di peggio. Le mestruazioni, per esempio. E poi serve a fare in modo che l'organismo-pianeta sia sempre più integro e omogeneo, popolato da esseri sempre più adatti.
In teoria.
Poi un giorno l'uomo ha scoperto la compassione. Non so bene quando sia successo, direi che il processo è cominciato un centinaio di anni fa. Prima di allora storpi, sciancati, decerebrati e menomati in genere avevano vita breve. Piano piano è venuta fuori l'idea che i deboli andavano tutelati. Il primo a dirlo, veramente, è stato un tizio palestinese che poi è finito male, ma per prendere piede il concetto ci ha messo altri 1900 anni circa. E così l'uomo, questa bestia schifosa che aveva fatto della selezione naturale il suo vessillo (Come dici, scimmietta? Perché ti vesto da idiota e ti porto in giro per una pista mentre bambini grassi ti tirano popcorn unti? Primo perché ho il pollice opponibile, secondo perché mi chiamo Oler Togni. Lo so, Oler è un nome del cazzo, per questo ti ho chiamato Patata), e che proprio avvalendosi dei propri vantaggi evolutivi ha dominato, schiacciato, distrutto, modificato a suo piacimento, rinchiuso in gabbie e sterminato fino a trasformare tutto il pianeta nella sua personale latrina dei giochi, ecco l'uomo un giorno si è scoperto compassionevole con suoi simili più deboli. Inizialmente a ragione, insomma, la medicina faceva passi da gigante, era diventato possibile curare innumerevoli malattie che prima di allora portavano a morte certa, ma andando avanti si è presa una strana tangente, la salvaguardia della vita a tutti i costi, anche quando diventa orrendo e ridicolo. Non dev'essere un caso che gran parte della colpa ce l'abbiano gli epigoni di quel tizio palestinese. Però lui i malati li guariva per davvero e i morti li faceva resuscitare, almeno così dicono. Ora invece siamo pieni di vecchi tenuti in vita anni a forza di pere di medicinali impossibili e badanti rumene, ristoranti gestiti da down (non fateli nascere, dio mio, condannare qualcuno a quarant'anni di mezza vita è il crimine peggiore del mondo, cazzo), vegetali attaccati a macchine che li tengono su come marionette. E nemmeno la possibilità di interrompere una vita di dolore insondabile. La legge. Ma vaffanculo.
Non siete Dio. Non siamo Dio. Dio, da quel grosso e insensibile manuale che è, aveva deciso che i più deboli dovevano soccombere affinchè gli altri potessero migliorare. Ci siamo messi contro una legge di natura. Ancora una volta.
Io sono solo contento che quella poveretta finalmente abbia trovato pace. Fossi stato il padre invece di perdere tempo a fare battaglie legali la soffocavo con un cuscino sedici anni fa.
E questo è quanto, 'fanculo i dibattiti.

Com'è vero che mi chiamo kaplan | si è anche fatta una certa: 18:38 | commenti (13)


sabato, 07 febbraio 2009

Com'è vero che mi chiamo kaplan | si è anche fatta una certa: 03:01 | commenti (2)


martedì, 03 febbraio 2009

Morelli - Buongiorno, signor Kaplan.
Kaplan - Grunt.
M. - Cominciamo bene.
K. - Burp. (rutta)
M. - Allora, come vanno le cose, signor Kaplan?
K. - Uno schifo totale, grazie.
M. - Sempre il solito esagerato.
K. - Fottiti, coglione.
M. - Signor Kaplan, il suo non mi sembra un linguaggio adeguato a questa sede.
K. - Sono anni che ti finanzio le battone, è già tanto che non ti spacco il setto nasale.
M. - Ho capito, ricominciamo daccapo. Qual buon vento la porta?
K. - Boh. Mi andava di rivedere la sua espressione da criptoculattone, non lo so.
M. - E' venuto a parlarmi del blog, come al solito?
K. - No. Sul blog ho bestemmiato due mesi fa ed è quanto ho da dire tuttora al mondo.
M. - Bestemmiato?
K. - Bestemmiato, proprio. Un bel bestemmione, con la maiuscola prima di porco ma soprattutto prima di dio.
M. - Lei crede in Dio, signor Kaplan?
K. - No.
M. - E allora che senso ha offenderlo?
K. - Non credo nemmeno in lei, eppure offenderla mi dà un certa soddisfazione.
M. - Lei si sente soddisfatto quando bestemmia?
K. - A volte si a volte no. Più sì. Dipende dai momenti e dalla bestemmia.
M. - In che senso, scusi?
K. - Che non si bestemmia così a caso. Ogni momento ha la sua bestemmia adatta, e va detta nel tono giusto altrimenti risulta volgare e inopportuna. Alle volte sbagli momento o bestemmia ed è brutto. Io ricordo tutte le volte che mi è capitato, per dire. Se azzecchi momento e bestemmia è tutto a posto, invece.
M. - Non capisco.
K. - Cazzi suoi, ho già spiegato abbastanza.
M. - Comunque, perché ha bestemmiato?
K. - Gliel'ho detto. Era precisamente quanto avevo da dire, nè una parola di più, né una di meno.
M. - ...
K. - ...
M. - Signor Kaplan?
K. - Dica.
M. - Non la vedo bene.
K. - Ma non mi dica.
M. - Davvero, non la vedo bene per niente.
K. - Ma sul serio?
M. - Sul serio.
K. - Giuri.
M. - Giuro.
K. - Guardi che poi va all'inferno.
M. - Lei non dovrebbe credere all'inferno, dico bene?
K. - Dottore?
M. - Sì?
K. - Lei è un idiota totale.
M. - Ricomincia ad offendere?
K. - No, era un'informazione. Lei ci deve avere qualche cosa al cervello, non so, un nido di formiche rosse, una cosa così.
M. - Sa che più passa il tempo meno la capisco, signor Kaplan? Dovrebbe succedere il contrario.
K. - Succede sempre il contrario di quello che dovrebbe, dottore, si abitui.
M. - E questa cosa dovrebbe essere, una delle sue massime?
K. - No, una cosa che ho imparato col tempo.
M. - Insomma, questa seduta mi sta snervando, mi dica qualcosa.
K. - Beato lei che si snerva per così poco. Non ho niente da dirle.
M. - Nemmeno sulla bestemmia?
K. - Nemmeno. Magari per restare in tema potrei esporle la mia teoria dei diocani.
M. - Sarebbe?
K. - E' una teoria molto semplice. In pratica sostiene che qualsiasi cosa tu cerchi di fare nella vita il tuo cammino è disseminato di diocani.
M. - E cosa sarebbero questi diocani?
K. - Sono tutte quelle cose che quando accadono ti fanno magicamente esclamare la bestemmia omonima.
M. - Ah.
K. - Ecco, alle volte inciampi in un diocane troppo grosso e va tutto a puttane. Non è questione di volontà, di destino o di karma, la vita è tutta una questione di diocani.
M. - Interessante.
K. - Lo trova interessante?
M. - Sì.
K. - Lo dicevo io, è un'idiota.
M. - Signor Kaplan, lei è ostile.
K. - Sì, molto. Problemi?
M. - Suoi, direi.
K. - Già, questa l'ha azzeccata. Vabbè, la saluto.
M. - Farebbero i soliti cento euri.
K. - Diocane.
M. - Come dice?
K. - Niente, è che a volte uno se le va proprio a cercare. Buonasera.

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martedì, 09 dicembre 2008

Porco Dio.

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giovedì, 13 novembre 2008



Non so che cazzo dice, ma è meraviglioso.

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venerdì, 07 novembre 2008

E adesso, una nuova rubrica di cui nessuno sentiva il bisogno

Kaplan te la fa prende a male

Perché a me è venuto un sospetto terribile. Perché io sono paranoico e catastrofista. Perché sono un cazzo di dietrologo. Perché forse sto impazzendo e non credo più a niente e mi sembra sempre tutto finto.
Però è anche vero che tutte le persone con cui ne ho parlato non mi hanno preso proprio per pazzo. E se la sono fatta prendere un po' a male, di qui il titolo della rubrica.
Partiamo da lontano.
Nell'anno 2000 gli uomini a capo delle lobby più potenti del mondo - gente che fa affari con il petrolio e la guerra, i peggiori di tutti - hanno fatto letteralmente carte false per mettere uno dei loro a capo dello stato più potente del mondo. E, rompi una macchina elettorale qua, fai votare un militare di là, serviti di una rete nazionale connivente dall'altra parte, ci sono riusciti. Così George W. Bush - che è sul guinness dei primati come l'uomo con lo sguardo più simile a un piccione del mondo - è arrivato a sedere nella stanza dei bottoni senza nemmeno capire dov'era. Di lì a poco è cominciata la catastrofe. Nel giro di pochi mesi gli Stati Uniti d'America diventano un modello negativo da non seguire. Si comincia a parlare di globalizzazione. Ve lo ricordate? Era una parolaccia, ai tempi. Una cosa brutta. Poi c'è il G8 a Genova. E lì, chi aveva un po' di sale in zucca si è spontaneamente schierato. L'America aveva perso.
Poi, il fatidico 11 settembre, che ha cambiato tutto. La più grande tragedia della storia mediatica fa schizzare di nuovo in alto l'approvazione per gli Stati Uniti. Forzatamente, in molti casi, perché sembrava brutto prendersela con un paese che avesse subito una tale tragedia. Con la risibile spesa di 2500 anime l'America ottiene una sorta di immunità morale agli occhi del mondo che permette a)l'immediata revoca di alcuni fondamentali diritti di privacy ai cittadini, con la scusa della sicurezza, b)di cominciare una guerra del tutto ingiustificata con l'Afghanistan, c)di cominciarne un'altra, altrettanto ingiustificata, con l'Iraq, d)di minacciare di guerra una serie di altri nemici storici, tanto per far capire chi comanda. Naturalmente quando dico "guerra ingiustificata" parlo di giustificazioni legittime e non di grandiosi interessi economici privati, sfruttamento dei pozzi di petrolio, costruzioni di gasdotti, ricostruzioni dopo i bombardamenti, salvaguardia dei campi di papaveri da eroina e via dicendo. Questo stato di cose ha anche permesso la rielezione del Piccione, che per l'occasione aveva come avversario (John Kerry, ve lo ricordate?) il fratello sfigato di Stanlio, uno al quale non avresti dato nemmeno le chiavi della macchina per fartela parcheggiare.
Otto anni di bugie, di violazione dei trattati internazionali, di fiction vera e propria. Ogni avvenimento rivoltato come una frittata dai migliori sceneggiatori del pianeta. Miliardi di dollari spesi nel finanziamento della guerra, miliardi di dollari finiti nelle tasche di chi con la guerra fa gli affari migliori. L'America è in ginocchio. La povera gente piange i propri figli morti in una guerra assurda, si ammala e può curarsi solo se un burocrate mette una firma su un foglio, vive nel terrore di essere attaccata, stipa fucili nello sgabuzzino, è controllata fino nelle mutande per la propria presunta sicurezza. Il Paese della Libertà è diventato orwelliano, cattivo, guerrafondaio, se ne infischia del protocollo di Kyoto e delle sorti del pianeta e prima di queste delle sorti della propria gente.
Come mazzata finale, crollano le borse. Banche (private) che avevano prestato soldi a mezza America falliscono da un giorno all'altro peggiorando una situazione già terribile.
Nel frattempo si appressano le elezioni. Usanza vuole che negli Stati Uniti nessuno regga più di due mandati, nessun presidente e quindi nessuno dei due schieramenti politici. Contro qualsiasi previsione spunta un candidato nero. Cioè, mezzo bianco e mezzo nero. Mezzo africano, proprio. Bello, intelligente, onesto, pulito, perfetto. SuperKennedy negro. Ha alle spalle una storia di impegno, di studio, di attaccamento ad antichi valori che sembrano ormai perduti nel Paese degli obesi e dei depressi, dei poveri e dei malati, dei senza diritti, dei consumatori alienati. Passo dopo passo conquista i cuori della gente, spazza gli avversari, nessuno riesce a contrastarlo per davvero, dona parole di speranza a un popolo che fino al giorno prima e da otto anni era stato incitato all'odio razziale, all'occhio per occhio, all'irregimentazione, alla privazione dei diritti. Super Negro sorride, ha gli occhi buoni, ricorda a tutti che grande paese è l'America, che si può fare, che la vita non è davanti alla televisione ma davanti agli occhi tuo figlio, che hai diritto ad essere curato anche se sei povero, che la guerra è una brutta cosa e deve finire, che c'è un futuro dove si può respirare aria buona, dove il cielo è pulito, dove non si piangono figli morti in guerra e mariti senza assicurazione consumati dal cancro, dove il colore della pelle è un accessorio trascurabile, c'è un futuro dove tutto questo è possibile, basta crederci.
E la gente ci crede. Come attaccarsi a un filo d'aria dopo essere stati chiusi in una fogna per anni. La gente ci crede e lo vota e ne fa il suo presidente, il suo vessillo, il suo dio. Tutto il mondo guarda a quest'uomo bello e sicuro di sè come a Gesù incarnato e trasfigurato. Per forza, non poteva essere altrimenti.
E intanto i cattivi, quelli che sembrava volessero far piombare il mondo nell'oscurità con qualsiasi mezzo lecito ed illecito, gli avidi di denaro a costo di migliaia di vite umane, coloro che rischiano di finire male se Super Negro ce la fa, che hanno ancora in mano il potere, quello manifesto e quello segreto, ecco, i cattivi se ne stanno zitti e buoni e schierano un bonaccione vecchiotto e grassottello che parla di cose vecchie, trite e ritrite, che si appella a idee in putrefazione e combatte la sua battaglia con l'aria di quello che tanto male che va se ne torna in campagna a sparare alle lepri.
Ed è qui che a me è venuto il dubbio. Se invece di essere elezioni vere fosse uscito un film che raccontava questa storia, diciamo un film dal titolo American Renaissance, per esempio, come sarei uscito dal cinema? Perplesso, direi. Anzi, più precisamente avrei detto le solite cagate americane, peggio di Pearl Harbour.
Invece è successo davvero. E il terribile sospetto che si tratti sempre, e ancora una volta, di fiction, mi tormenta da giorni.

Com'è vero che mi chiamo kaplan | si è anche fatta una certa: 20:36 | commenti (11)


mercoledì, 05 novembre 2008




Il mondo non finisce mai di stupirmi.
Stanotte Denzel Washington è diventato presidente degli Stati Uniti.

Com'è vero che mi chiamo kaplan | si è anche fatta una certa: 16:12 | commenti (4)


giovedì, 30 ottobre 2008

Ok, signori, vediamo di fare un po' il punto.
Dopo aver accidentalmente scoperto stasera che nella vita non bisogna fidarsi di NESSUNO, che bisogna fare sempre le cose peggiori possibile tanto c'è sempre qualcuno che fa peggio e che in generale le donne sono tutte delle gran troie, in particolare quelle che fingono di non esserlo, insomma dopo questa breve lezione esistenziale mi sono guardato Google news, che devo dire è sempre un bel vedere.
Naturalmente le prime notizie riguardano gli scontri di oggi a piazza Navona. Praticamente sono arrivati i fascisti e hanno fatto un macello picchiando tutti coi caschi e facendo finire tutto a schifo. Tutto sommato hanno ragione loro, hanno vinto le elezioni, hanno il sindaco dalla loro, dove sta scritto che tre quattro milioni di comunisti devono fare tutto sto casino. A caschi in faccia li prendiamo, mi sembra giusto. A piazza Navona c'è un grandissimo negozio di giocattoli per ricchi, dove da piccolo sapevo che non si poteva comprare niente perché il peluche più sfigato costava trecentomilalire. Oggi hanno sfondato una vetrina di quel negozio e, con un discreto senso simbolico, qualcuno ha usato un Pinocchio di legno gigante come mazza per menare alla cieca nel casino generale. Spero che sia stato uno dei manifestanti, ma dovesse pure essere stato uno di Blocco Studentesco questo tizio che menava con Pinocchio rappresenterà per sempre nel mio immaginario il simbolo della protesta contro la scuola.
Sul versante economico invece Tremonti ha fatto una dichiarazione: magari fosse solo recessione. Sono d'accordo con lui, una volta tanto. Non è come quando si gonfia il parquet in un angolo della stanza per un'infiltrazione d'umido. Diciamo piuttosto che è come quando il parquet è mangiato dalle tarme e liso dal tempo e le tavole cominciano a saltare una dietro l'altra e si cerca di fermarle mettendoci sopra prima i tappeti, poi i mobili, poi si lasciano dei buchi e alla fine si pensa che forse erano meglio le mattonelle che c'erano sotto 50 anni prima.
Perché qua ci sarebbe da fare un discorso complesso che parte dalla gestione folle delle risorse economiche, dalle folli leggi del mercato e finisce col signoraggio e la massoneria. Saprei forse farvelo a voce, ma per iscritto mi pare un po' troppo. Provo a sintetizzare semplificando al massimo:
1)Le banche sono proprietà privata. Tutte. Andate a controllare. L'unico stato in Europa che ha ancora una banca di sua proprietà è la Polonia. La Banca d'Italia, la Budensbank la BCE, la Federal Reserve negli Stati Uniti sono tutte Banche private. Private. Significa che non devono rendere conto a nessuno se non ai loro padroni, che non si sa chi sono e quanti sono, presumibilmente molto pochi.
2)Queste banche tengono gli stati del mondo per i coglioni perché hanno facoltà di stampare denaro (signoraggio) e venderlo agli stati.
3) Un tempo la ricchezza di uno stato si misurava sulla base dela sua riserva aurea. Lo stato stampava tot banconote che valevano una frazione di quell'oro e questo determinava il valore di quella moneta.
4)A un certo punto e con il tempo, grazie ad alcune leggi fraudolente promulgate nottetempo da governanti conniventi, il valore del denaro è stato "sganciato" dall'entità della riserva aurea. Cioè le banconote, che prima erano veri e propri assegni che rappresentavano una frazione di oro (ricordate quella scritta, pagabili a vista al portatore? Significava che se uno voleva portava centomilalire in banca e gli dovevano dare il corrispettivo in oro), da un giorno all'altro sono diventate pezzi di carta che le banche(private)vendono agli stati per far circolare l'economia. Cioè il denaro è semplicemente un bene commerciabile, tanto che la banca lo fa pagare il suo valore più il costo della carta e della stampa.
5)Per questo motivo gli stati da anni contraggono debiti stratosferici con le banche. Cioè con individui privati che non fanno capo a nessuno stato e non sottostanno a nessuna legge.
6)Per comprare i soldi che gli servono, quindi, ogni stato del mondo contrae un debito annuale con la banca di riferimento che gli stampa i soldi (per noi è la BCE). Debito che a fine anno in genere non può pagare e si accumula.
7)Al contrario di quanto comunemente si pensi, il deficit pubblico di ogni stato del mondo equivale quasi esattamente al debito che questo stato ha contratto con le banche per comprare i soldi, e non al disavanzo del dare/avere annuo.
8)La banca più potente del mondo è un buco di banca che non avete mai sentito nominare che sta a Bruxelles e a cui tutte le altre banche del mondo fanno riferimento prima di fare qualsiasi cosa.
9)Stando così le cose (e io ho ipersemplificato, ma stanno così, informatevi) ho il forte sospetto che questo casino che è successo e che ottimisticamente viene chiamato recessione, sia invece il tentativo scientifico di mandare sul lastrico quanta più gente possibile riducendoli così all'impotenza e col tempo alla schavitù. Tanto si tratta sempre dello stesso centinaio di persone che fanno fallire una banca e se la ricomprano da un'altra parte traendone comunque profitti enormi mentre nel frattempo centinaia di migliaia di persone hanno perso tutto ciò che avevano.
10) Non venitemi a dire che le banche non sapevano di star prestando da anni soldi che non avevano.
C'è della scienza, dietro. Dicono che noi non siamo in pericolo, che lo Stato Italiano garantisce fino a 103mila euri di risarcimento a tutti i correntisti, nell'eventualità di una bancarotta. Voi ci credete? Io no. Non uno stato che licenzia i professori, che da che mondo è mondo erano la categoria meno a rischio di tutte. Licenziare gli insegnanti significa che non ci sono più soldi, altro che 103mila euri. Allora ho una proposta rivoluzionaria: facciamole fallire noi le banche. Chiudiamo i conti, leviamogli tutti i soldi e mettiamoli nel vecchio e sano materasso, o sotto le mattonelle. Rinuniciamo alla comodità del bancomat e delle carte di credito e casomai prestiamoceli noi sottobanco (perchè è vietato, solo le banche ci possono prestare soldi). Anche perché non è escluso che tra qualche mese possa fallire la San Paolo Imi, per dire. E allora si che sono cazzi.
Anche perché nel frattempo il Governo venerdì vaglierà un decreto "salva-banche" (che non è la stessa cosa che dire "salva-poverelli con due lire sul conto"). Il munifico Berlusconi ha confermato che il Governo e' "a disposizione", se le banche chiederanno sostegno. Ma sì, licenziamo altri centomila insegnanti e salviamo una banca, mi pare un'ottima idea.
Nel frattempo gli Stati Uniti hanno fatto un raid in Siria non si sa bene perché, ma comunque uccidendo quei sette otto civili che stanno sempre in mezzo ai coglioni quando c'è da fare queste cose. La Siria si è abbastanza risentita e ha intimato agli Stati uniti di chiedere scusa.
- Ops, scusate.
- Ohh, così va meglio, che cazzo.
Semplicità e immediatezza ci vuole, nei rapporti internazionali.
Il WWF intanto lancia un'allarme, l'ennesimo. Stiamo consumando troppe risorse planetarie. Di questo passo tra trent'anni ci vorrebbe una seconda Terra da cui sucare per mantenere questo tenore di vita. Questi del WWF ancora credono che saremo qui tra trent'anni. Ottimisti.
E chiudiamo con le frontiere della scienza. Eminenti studiosi del cervello hanno scoperto che mentre l'amore inibisce una serie di capacità della corteccia cerebrale quali il giudizio e il ragionamento, l'odio invece ne inibisce solo una piccola parte e viceversa attiva componenti corticali coinvolte nella generazione di comportamenti aggressivi e nella loro traduzione in schemi motori. Come se per odiare servisse di organizzarsi, riflettere e preparare l'offensiva, mentre invece per amare basta essere dei perfetti coglioni.
Comunque le donne sono tutte delle gran vacche.

Com'è vero che mi chiamo kaplan | si è anche fatta una certa: 04:08 | commenti (11)


 

[Cercopiteco. Anche usato]